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Dal libro di Linea Trasversale
FRAMMENTI DI TRANSIZIONE

Maria Ficara, dicembre 1996.

Vivo in un lembo di mondo in cui, più che altrove, si compiono scelte estreme o si annega nel mare dell’immobilità: il sud, in una parola. Nascere al sud e scegliere di navigare significa combattere tutte le guerre e difendere, in ognuna di esse, una nostra vita fuori dal silenzio. “Fare teatro al sud” è sempre la prima pagina del copione. “Scrivere di teatro al sud” sembra lo spettro di una rivoluzione.

Studiare il teatro oggi significa coprire grandi distanze, costruire i propri parametri tra i centri e le periferie d’Europa, vedere i segni di terre lontane attraversare il nostro tempo.

L’affanno di chi sfugge alla marea immobile è raccogliere, in questa fine di secolo, quanto più possibile, accumulare, perché avere trent’anni nell’anno duemila suona come la cabala di una speranza senza nome, che legittima alla prova, alla parola. Il pericolo dell’accumulazione di informazioni e dell’ansia di parola per eludere il silenzio mi unisce assieme ad altre persone di teatro dentro l’esperienza di Linea Trasversale.

Linea Trasversale opera nello smontaggio delle accumulazioni, nella destrutturazione delle informazioni. Fa propria l’accettazione del vuoto che ci accompagna e vive nello spiazzamento di ruoli altrimenti saturi.

Studiare e scrivere di teatro sembra a volte un’utopia maggiore di quella che spinge gli altri, i teatranti, a costruire Linea Trasversale, perché vivere il teatro e non rincorrere la “posizione” di regista o il “mestiere” attoriale sembra un’ambiguità distratta; la curiosità teorica, una rivolta anti-accademica. Ma ci unisce un percorso affine. Non é il miraggio della comunicazione che ci conduce ad incontrarci spesso, ormai da un anno e mezzo. È la messa in gioco dell’incomunicabilità, il rispetto per il pudore che protegge il rapporto di ognuno con il teatro. È l’amore dei figli ribelli per un maestro le cui parole ci hanno accompagnato nella distanza dalla sua esperienza.

Nella scelta di linguaggio parziale sono raccolte molte eredità da mettere in gioco: Linea Trasversale ha già un percorso e continua a tracciarlo attraversando un ponte che si costruisce man mano. Il termine “transizione”, evento su cui Linea Trasversale lavora, può essere utile anche per indicare i frammenti di movimento e trasformazione che l’intero percorso di Linea ha sviluppato finora.

Il momento preliminare di uno spiazzamento di ruoli si chiama “Echi di Terra”, una drammaturgia messa in scena in assenza di gruppo o compagnia in cui l’obiettivo coincide con il percorso: un laboratorio di autopedagogia. Una messa in gioco di metodi diversi, un esperimento costruito in assenza di prove d’insieme che ha la forma di uno spettacolo.

Poi, nel percorso di Linea Trasversale, l’ “assenza” della “transizione”. Scompare ogni tipo di rinarrazione registica ed il prodotto non ha neanche una forma ripetibile: si costruisce in maniera diversa di volta in volta.

In un tempo in cui alcune discipline studiano come limitare l’assenza del fatto teatrale, Linea Trasversale costruisce il proprio evento su questa assenza, la fa accadere, ne amplifica la portata con la partecipazione irripetibile ad una drammaturgia che si reinventa.

La transizione non distingue tra attori e spettatori: vi sono solo partecipanti. Non appartiene a luoghi privilegiati. Non si pretende rappresentazione assoluta. Si muove attorno ad un fulcro: un personaggio, un frammento di storia. Si sviluppa con un “passaggio in un luogo”. Il transito (elemento spaziale del durante) dei partecipanti, nel tempo della transizione, fa sì che il luogo parli attraverso il paesaggio fisico o le presenze, unendosi ai molti livelli di comunicazione e codici di linguaggio messi in atto.

La transizione è l’attraversamento molteplice di:

- identità: chi partecipa entra nella storia, si affianca o dialoga con il personaggio, transita in quella realtà. Dialoga con se stesso, con la propria ombra, con il proprio silenzio, rinvia agli altri la propria realtà.

- tempo: comunicano i tempi di tutte le identità messe in atto e quelli esterni al transito.

- luogo: la contaminazione tra transizione e luogo è totale. Essa entra nei luoghi che ne divengono partecipi ed incidono sulla modalità dell’evento.

Il luogo è il luogo dell’ennesima assenza: Lady Macbeth, intenta nel proprio sonno, appare come in una visione collettiva. È parte del paesaggio: distesa su un tronco adagiato in mezzo al ruscello, le sue candele di sonnambula si riflettono sull’acqua del fiume, da cui la regina trae sassi per scandire le proprie parole. L’oscurità che compromette i suoi movimenti è la stessa in cui sono avvolti i partecipanti come esseri del luogo, che dello stesso bosco portano tracce addosso. Il suono del ruscello entra ed esce con il proprio ritmo, intrecciandosi al silenzio di chi scruta la propria ombra o di chi parla rimanendo invisibile.

La regina scompare, forse ad opera del cantastorie che ha smarrito la strada. I partecipanti agiscono, animano la transizione con le proprie associazioni, con quel montaggio finale consacrato a chi è spettatore ma che, liberato, modifica l’assenza di ciò che accade. Non è la suggestione di un paesaggio boschivo dell’Aspromonte l’unica cornice della transizione. Linea Trasversale ha portato il “silenzio” e l’“assenza” del teatro ad attraversare un isola in mezzo al mediterraneo.

Il transito a Malta, questa volta, ha raccolto la drammaturgia di chi è costretto a trovare nuove forme di espressione attorno agli sbarramenti dell’esistenza, con lo smontaggio ulteriore di ogni codice linguistico. La transizione ha suscitato le reazioni di un paese in cui la necessità ha regolato l’assenza (quella totale) di teatro ed ha dialogato, attraverso il mutismo, con coloro i quali vivono delle loro stesse strategie di sopravvivenza. Il luogo che si è raccontato è il luogo di qualsiasi invasione. Dalle leggi degenerate, l’impulso della comunicazione soffocata. Dall’assenza di mezzi, l’invenzione del nuovo linguaggio.

Linea Trasversale è la dimensione dello scambio personale e collettivo. È il percorso che conduce ognuno a rintracciare la propria presenza. È la dinamica che permette di far danzare la maschera nuda. Percorrere il teatro trasversalmente significa distrarre il pensiero per trovarne altrove l’obiettivo. Significa, dopo anni di studio del teatro Nô, incontrarne la drammaturgia in vita, nell’eredità nascosta della gente di teatro. Ecco che il “transito” di alcuni pellegrini, la loro sosta in un qui e ora, si dilata, perché attraverso la loro presenza quel luogo si racconta, con un personaggio, una tradizione, con il linguaggio di canto, danza, maschere. Nella transizione si ritrova inaspettatamente lo spunto di composizione drammaturgica tradizionale del teatro giapponese, spontaneamente agìto da partecipanti autentici.

Linea Trasversale può voler dire nascere al sud, dialogare con le altre latitudini ed incontrare perfino l’oriente nella stessa geografia di teatro.



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